"Mamma ma tu quando morirai?" Come spigare ai nostri figli la morte

La morte, un argomento maledettamente difficile da affrontare con i nostri bambini.

Noi lo abbiamo affrontato già da un pò, quando la mia prima bimba aveva più o meno 5 anni.

Era alla scuola materna e un bel giorno se ne esce con questa domanda: "Mamma ma tu quando morirai?" "Io sarò tanto tanto triste e piangerò tantissimo senza di te!".

Come si fa a restare immobili, neutri e lucidi  di fronte a questa affermazione così travolgente?

Beh io di certo non ci riesco, parto in quarta con i miei film dove mi vedo morta con le mie figlie che piangono tutto il giorno e si disperano, io le vedo ma non posso parlargli, non posso toccarle, non posso abbracciarle non posso fare un cazzo di niente!

A volte i miei film sembrano così veri che mi ritrovo le lacrime che scendono copiose sulle guance, arrivo persino a singhiozzare poi un'atroce urlo arriva dalla stanza vicina e mi riporta subito alla cruda realtà di tre sorelle che litigano e si tirano i capelli.

Tiro sù con il naso, faccio un bel grido sguaiato ma molto liberatore e così tutto torna alla normalità.

Per quanto mi riguarda parlare della morte o meglio della mia morte non è proprio così semplice, entrano in gioco non solo le loro paure da rassicurare ma anche le mie.

Immaginare di lasciarle, di non vederle crescere, di sapere che soffriranno e contemporaneamente dovermi anche immedesimare in loro e dargli, per quanto possibile, delle rassicurazioni.

Qui c'è un duplice viaggio da fare: ci sono io con il mio personale approccio alla morte e ci sono loro con le loro paure di separazione. La discussione si gioca su quella sottile linea che divide il reale dal simbolico, dove non sempre morte si riferisce a morte fisica ma si riferisce più che altro ad una morte simbolica di separazione. 

Andiamo con ordine perchè l'argomento è alquanto complesso.

Io ho un approccio molto panteistico della morte, cioè io immagino che mi trasformerò nel volo di un uccello, sarò sui rami di un albero, sarò il vento, siederò su di una nuovola bianca...

Questa idea mi rassicura molto perchè mi fa sentire parte della natura, dove i miei occhi saranno in mille posti diversi e dove ancora potrò vedere tutto... e soprattutto potrò vedere le mie bambine.

                                 "... se sarò aria le potrò abbracciare, accarezzare, se sarò il canto di un uccello sentiranno la mia voce, se sarò albero mi abbracceranno, se sarò onde giocheremo insieme..."

Ammetto che le lacrime iniziano a scender giù lentamente, poi è l'una di notte e tutto è più silenzioso. Ma va bene così d'altronde è un argomento emozionante.

Quando ne parlo con loro in questi termini mi sembra che si sentano meglio, che si plachi la loro ansia perchè forse sono forme di vita o di natura che vedono che conoscono che gli sono familiari alle quali possono attribuire un significato.

L'altro aspetto sul quale cerco di ragionare con loro è il poter ricordare la persona amata, trasformare la sua assenza con l'arte con la poesia, con la fantasia. Io e mio fratello quando eravamo piccoli entravamo nella vasca da bagno come se fosse stata una cabina del tempo e usavamo il doccino come telefono e parlavamo con la nostra nonna morta.

Usare la propria fantasia la propria immaginazione e creatività per trasformare quel dolore lancinante e farlo diventare un gioco, un quadro, una poesia, una musica insomma tutto quello che ci ispira e ci aiuta.

La mia favola de Il paese dei ciucci va in quella direzione perchè quando parlavo di morte simbolica intendevo che a volte i bambini, ma anche pre-adolescenti, inconsciamente intendono una separazione, una tappa di crescita un cambiamento che spaventa.

A volte per morte si intende questo: dover affrontare una frustrazione dolorosa perchè "devo lasciare il ciuccio", oppure ho finito la scuola elementare, sto crescendo, ho paura.

                                "Quando andrò a letto e mi mancherà il mio ciuccio piangerò ma con la fantasia andrò nel paese dei ciucci. Ho paura perchè vorrei ricominciare dalla prima elementare, non voglio crescere non voglio andare alle scuole medie.

Allora magari  per una notte si può dormire nel lettone rassicurati da mamma e papà come quando si era piccoli, si possono riguardare quaderni, si può scrivere un pensiero sul proprio diario dei segreti...".

Non sono certa di essere stata chiara in questo articolo, probabilmente sarà il primo di una lunga serie perchè su questo tema c'è tanto da dire. Credo però che sia molto importante non aver paura di parlarne e di riflettere insieme.

D'altronde la morte fa parte della vita non si può prescindere da essa. Forse se ci alleniamo fin da piccoli a tollerare la frustrazione della separazione saremo adulti migliori anche quando ci lascerà il fidanzato o la fidanzata.

Ma questa è un'altra storia.

Dedicato a Donatella un'amica virtualesmile e a tutte le mamme e i papà che con coraggio prima o poi adevono affrontare questo delicato tema.

Di questo argomento ne ho parlato anche qui:

L'uomo nero cammina nella mia testa. Considerazioni sull'uso della musica nella creatività artistica.

Essere mamma essere donna e il bisogno di realizzarsi. Non aver paura di ascoltare il silenzio e guardare nel buio.

 

 

 

 

 

Tags: mamma,, morte,, bambini,

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