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Compiti delle vacanze? Una storia di cibo buono e portare il cane a fare la cacca.

 
Intuisco la vostra faccia con il punto interrogativo.

Vi state sicuramente chiedendo cosa diavolo c'entra con i compiti la vignetta di un cane che fa la cacca. Ora ve lo spiego.

Ultimamente è girata in rete la lettera di quel papà che scriveva ai professori motivando la sua scelta di non aver fatto fare i compiti a suo figlio.

Ieri sera ho avuto la risposta al senso di tutti i compiti fatti durante le quattro estati di scuola elementare di mia figlia che oggi siede sul banco del primo anno di scuola media.

Lei, la mia piccola grande fanciulla scatenata che quando è entrata in prima elementare non riusciva a stare seduta per più di 5 minuti sulla sedia, ieri si è chiusa in cucina con il papà e ha lavorato sodo per due ore filate con il culo incollato alla sedia, ordinata, concentrata, attenta.

Bene ora parliamo di cacca.

Il buon vecchio Freud ci ha insegnato che il bambino nella sua crescita passa dalla fase orale a quella anale. La fase anale racchiude un periodo di sviluppo che va dai 18 ai 36 mesi circa ed è il periodo in cui il bambino inizia a controllare gli sfinteri.

                    Il bambino acquista una grande autostima delle proprie capacità perchè per la prima volta è lui a regolare una sua funzione fisiologica, a creare un prodotto suo che poi può gestire e donare alla sua mamma. 

Nella lettera di questo papà io ho sentito l’arroganza di un genitore che con un colpo di spugna decide di eliminare tabelline, verbi, storia e geografia di cui suo figlio è stato nutrito per 9 mesi (toh guarda che caso, come una gestazione) pensando che solo il suo cibo sia buono, che solo le esperienze condivise con lui valgano la pena di essere degne per dare origine a buoni prodotti scintillanti e preziosi come diamanti.

Lui, il genitore della lettera, con un colpo di sacchetto igenico raccogli feci ha deciso che quel piccolo grande prodotto del compito estivo magari faticoso, brutto, un po’ scarabocchiato non deve esistere.

Facciamo così: partiamo dalla mia esperienza personale di ricerca.

Ho fatto 5 anni di Liceo Artistico dai quali sono uscita vinta, cotta, mortificata con la credenza che i miei prodotti artistici fossero brutti, schifosi, non meritevoli, puzzolenti.

Ho impiegato ben 23 anni per recuperare fiducia nelle mie capacità.

I miei disegni sicuramente non sono perfetti, non sono probabilmente così ben disegnati e colorati come quelli di altri talentuosi artisti, ma solo per il fatto che li ho prodotti io sono meritevoli.

Sapete quanti fogli accartocciati ho gettato sul pavimento? Quanti disegni brutti, disordinati, pasticciati, scarabocchiati ho fatto? Tanti e tanti altri ne farò. Ma oggi devo ringraziare tutti quei cibi assaggiati negli anni, tanti e diversi provenienti da tante persone diverse; mi fanno dire che forse i miei imperfetti disegni meritano, solo per il fatto che IO li ho fatti e che raccontano di me. Oggi, tollerando la frustrazione del disegno brutto, prima o poi arrivo al disegno che mi piace e mi soddisfa.

Io credo nell’importanza fondamentale che per crescere, noi tutti, abbiamo bisogno di avere a che fare con la nostra parte non perfetta, inquieta, con la nostra parte incapace, rozza, disordinata, colorata male, scritta male, buia puzzolente, primitiva. Dobbiamo aver la possibilità di annusarla di toccarla, di giocarci metaforicamente, perché solo così possiamo crescere e imparare a conoscere tutte le nostre sfaccettature, imparare che con l’impegno, con l’esercizio, con i diversi sapori curiosi che ci nutrono possiamo creare una cosa unica e speciale… nostra.

De Andrè cantava:

dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior…

Sì perché se permettiamo ai nostri figli di annusare i loro prodotti inquieti, mal colorati e mal scritti della prima elementare, magari otteniamo che nel tempo sui loro prodotti inizino a nascere fiori, inizino a prodursi compiti ordinati, curati con pazienza e prima o poi quei fiori si trasformeranno in compiti – bambini profumati.

Ognuno diverso dall’altro, ognuno con la sua forma, i suoi colori, i suoi profumi.

Nel mio caso poi, forse il non saper disegnare poi così bene mi dà altre possibilità, si aprono nuovi punti di vista che mai prima avevo preso in considerazione.

E allora lasciamoci attirare dalle nostre puzze perché quello che conta è conoscerci per trovare ognuno, a modo suo, il proprio stile, la propria personalità, la propria strada.

Non pensate che in fondo un compito scolastico estivo sia un po’ la stessa cosa?

Con un quadruplo salto mortale immaginiamo che il nostro bambino sia il cane che finalmente trova un angolo di prato particolarmente adatto a lasciar andare il suo prodotto corporeo.

Annusa di qua, annusa di là, si accuccia e fa la cacca. Ma che succede? Il padrone, senza dargli la possibilità e la soddisfazione di andarla ad annusare, di vederla, di girarci intorno e magari aggiungerci anche una pisciatina, gliela porta via immediatamente.

Dov'è il piacere e la soddisfazione del bambino di annusare come un cane da tartufo il suo piccolo grande sforzo?

Ma non è che forse fare i compiti, un po’ eh non esageriamo, solo un po’, possa tradursi per un bambino, per un ragazzino in una piccola grande soddisfazione di aver visto annusato e odorato il suo apprendimento?

Io non voglio entrare nel merito di tanti o pochi compiti, anche se credo che "in medio stat virtus" come dicevano quelli là, ma forse un piccolo allenamento non fa poi così male.

Perchè non allenarli a piccole frustrazioni, a stare concentrati un po’ ogni giorno, a tenere la fiducia del cibo buono che la scuola ha saputo dare in quei lunghi mesi e poi a settembre, restituire a quei maestri, a quei professori i propri compiti anche se magari un po’ scarabocchiati? 

Come pensiamo sia possibile che imparino a trattenere il buono, a stare su di un problema, su di un compito, su una difficoltà se siamo noi i primi a non tollerarlo e laviamo via tutto con il sacchettino nero raccogli feci, peraltro ormai disponibile in ogni angolo della città?

Io alzo subito la mano, io sono una di quelle mamme che per quattro lunghe estati si è lamentata dei compiti! Ho passato ore e ore a farle fare due esercizi banalissimi, ho sospirato, ho urlato, mi sono alzata mi sono riseduta, poi si è alzata lei e poi si è riseduta.... per quattro lunghe estati sempre la stessa storia.

Ma non è che in queste estati abbiamo fatto solo i compiti eh, sia chiaro!  Certo ci siamo dovuti tutti ritagliare lo spazio giusto, ci siamo dovuti organizzare ma di certo le nostre vacanze ce le siamo godute in pieno... TUTTI!!!!!

Io insegno a vivere alle mie tre figlie tutti i santi giorni, quando chiedo loro di sparecchiare la tavola o di farmi una cortesia, quando le mando da sole in bicicletta a comprare il latte, quando facciamo le gite la domenica e ... ah sì anche quando chiedo se gentilmente raccolgono loro  la cacca di Wendy o di Eolo.

Non sono solo io mamma capace di nutrire con il mio seno, con il mio cibo buono le mie figlie; sia messo agli atti che detesto cucinare, ma ci sono anche tante altre persone che hanno cibo buono, forse molto più buono del mio da dar loro per farle crescere, per nutrirle ogni giorno con curiosità, con nozioni che io magari, anzi sicuramente, non conosco.

                              Se abituiamo i ragazzi a pensare che la loro parte faticosa, scarabocchiata, scritta male, inquieta deve sparire dalla vista dei loro delicati occhietti, abituati a ILLUDERSI di cagare diamanti, forse chissà un bel giorno la faranno fuori dalla tazza, ma allora noi non avremo più sacchetti con cui raccoglierla.

Magari ci toccherà usare fazzoletti pieni di moccio del naso e, lasciatemelo dire,... ci si sporca le mani oppure la cacca la lasceremo lì e qualcuno pestandola se la ritroverà puzzolentemente spalmata sulla suola della scarpa.

Non pensate che la responsabilità sia nostra? Non credete che sia nostra la responsabilità di far loro apprezzare tanti cibi diversi, tanti saperi diversi? Lo so è faticoso, molto faticoso star loro accanto pazientemente quando accartocciano fogli con disegni mal riusciti e li lanciano sul pavimento… ma se noi abbiamo fiducia che prima o poi il disegno che li soddisfa arriverà, allora forse loro in prima media saranno capaci di stare seduti 2 ore a fare matematica.

Per cui mi sento di dire che oggi ci provo e forse va male, ma domani magari riesco a stare un pochino più concentrata perché sono felice, perché mi sono alzata con il piede giusto, perché ieri ho visto che tutto sommato non è stato poi così tremendo, perché forse in fondo è tutta una questione di luce, di saper vedere le ombre ma anche i raggi di sole.

Io mi sento di ringraziare quei maestri che ci hanno assegnato quei noiosi e pallosi compiti estivi perché, ragazzi, la strada è lunga e si apprende un po’ alla volta, anche facendo un po’ di fatica.

 

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Tags: mamma,, bambini,, compiti, oggiciprovo, unaquestionediluce

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