Sono una strega ... ma non mangio i bambini

                                            

 

Questo è uno di quei post dove devo scrivere a perdifiato come nel post: Il potere della narrazione ... orgasmo cosmico

 Questo sabato ho seguito un corso molto molto interessante a Milano con Oscar Sabini dal titolo: Il collage e l'immaginario.

Quando decido di intraprendere un percorso creativo mi viene sempre l' ansia da prestazione del tipo: "e se non mi viene nessuna idea?, se tutto quello che disegno fa letteralmente schifo? gli altri saranno più bravi di me, sicuro". In un nuovo post vi racconterò la prima lezione di photoshop con Giulia Orecchia, lì veramente ho sfoggiato al massimo il mio lato da imbranata numero 1.

Il titolo del corso già doveva darmi degli spunti per capire di cosa si trattava ma ho sempre quella resistenza razionale iniziale che non mi fa vedere bene le cose.

Mi faccio guidare quindi da una favola che ho già nella mia testa e sulla quale ho già lavorato parecchio anche con Giulia. Sono lì per cercare di capire come realizzare le tavole che mi mancano. Ho già le idee chiare nella mente e le immagini di giornale che cerco devono andare in quella direzione.

Poi ad un certo punto, presa da slancio creativo, dalla ilarità delle altre partecipanti del corso, inizio a rilassarmi. Lascio che i miei pensieri fluttuino liberi. Non do più una direzione, li lascio correre come le onde che si inseguono nel mare.

Il titolo parla chiaro il collage come immaginario. Ma che diavolo significa esattamente? Il collage che conosco io è quello dei pezzettini di carta colorati che incollo all'interno di una figura già definita. Quindi che cosa è esattamente questo immaginario?

Ad un certo punto la vedo, è lei! Casualmente, ma forse no, altri piccoli particolari che un secondo prima guardavo con occhi interrogativi ora prendono senso. Ora la vedo, mi si paventa di fronte con tutta la sua forza ricca di suggestioni.

E' una mano ... la mano di una strega.

           

 

Era lì che mi aspettava. Ora sono dentro ad un personaggio sono dentro una storia.

La mia strega sta facendo qualche cosa in quella posizione, lancia fuori dalle dita qualche cosa, ma non so ancora cosa. 

Man mano che il lavoro procede io entro sempre di più nella storia, seguo incuriosita il personaggio che ho creato. Mi sono dovuta anche spostare fisicamente per darle spazio. Mi infastidiscono le chiacchiere (non abbiatemene donne- amiche sinceramente simpatiche) ma io ho bisogno di vuoto intorno di silenzio di spazio fisico e mentale per poter raccontare la mia storia.

Mi capita spesso che quando sono in questi momenti, entro in un mondo tutto mio e mi scollego dalla realtà. 

Oddio penserete, questa cià pure 3 figlie da crescere! Ma siamo sicuri che sia presente a se stessa? Sì non preoccupatevi basta un loro urlo, una lotta tipo wrestling con prese di capelli calci e lanci dal divano con urlo di battaglia del tipo "ti ammazzooooooo" che mi ripiglio subito... tranquilli eh! E pensare che sono femmine, alla faccia delle principesse wink.

Ok dicevo, definisco sempre di più la mano, aggiungo particolari, aggiungo dita eccentriche, occhi e tutto quello che mi suggestiona. Il poter strappare la carta è liberatorio, non avere un confine preciso e perfetto da rispettare mi eccita, mi fa sentire ancora più libera di esprimermi. 

 

                           

 Torno ai ritagli di giornale che ho raccolto prima ne posiziono alcuni ma nessuno mi dice nulla poi trovo lei. Perfetta. Stiamo andando nella direzione giusta. Una ragazza che cammina su un filo sospeso. Continuo a cercare, dove sta andando questa ragazza? Non lo so esattamente, allora torno alle immagini e poi trovo una lampada uccellino e una porta. Ci sono, ho capito.

                       
Ad un tratto tutto mi è chiaro. Sto raccontando una storia, la mia storia, la stessa storia che già avevo visto, già raccontato e sulla quale avevo già lavorato con Giulia. 

La mia strega è una sorta di Baba Jaga, come quella che viene descritta da Aleksandr Nikolaevic Afanasjev in Vassilissa e la Babà Jaga: una figura vecchia, brutta, con il naso adunco piena di verruche.... blèèèèè direte voi. Sì che schifo, ma con questa voglio proprio esaltare quella parte buia e talvolta "morta" che abbiamo dentro di noi che lasciamo sola e inascoltata.

 Ho scoperto questo sito molto interessante: Fiabe in analisi che dà questa descrizione della Babà Jaga:

 "Secondo Propp, la Baba Yaga non faceva altro che ribadire un principio sacro a livello iniziatico in base al quale l’anziano della comunità trasferiva tutto il suo sapere agli iniziati solo in punto di morte, lasciando le proprie conoscenze in eredità: "raccontare tutto" voleva dire, quindi "accingersi a morire".

....

La vecchia negativa è, in questo caso, come se fosse testimone della fine della Grande Madre, la Madre Natura invecchiata che non partorisce più ma dà la morte".

Questi sono i passaggi che mi servono per chiarire il mio essere strega. La mia Babà Jaga racchiude allo stesso tempo quella parte torbida, secca, ossuta e buia ma anche quella saggia e ricca di sapere. Una parte difficile da aprire ma portatrice di conoscenza. Una bocca rugosa che soffia sulla ragazza che la spinge a seguire la luce che la spinge ad andare oltre la porta.

Ecco qui un'altra strega creativa tratta da Oltre l'albero di Mandana Sadat 

Faccio un piccolissimo passo indietro. Lo scorso anno ho iniziato un corso di pianoforte e il mio maestro mi ha fatto fare questo esercizio che sentite nel video qui sotto

 {youtube}https://youtu.be/2LCimkJAnf0{/youtube}

 Lo so, state pensando che è una cagata di esercizio per altro di dubbia esecuzione. Però io vi posso garantire che questo piccolo semplice esercizio mi ha aperto un mondo. Da lì è partito tutto. Tornando a casa in macchina ho avuto la sensazione netta che la parte destra e la parte sinistra del mio cervello tornassero a comunicare. Come se si riavviassero delle vie di comunicazione che tornasse a scorrere energia.

Oggi poi scrivendo questo post, ho recuperato anche queste informazioni (qui) che chiudono il cerchio di tutto quello ho scritto finora.

Il dito così puntato della strega, per pura associazione libera di idee, mi ha subito richiamato la Creazione di Adamo di Michelangelo. 

                  

 Il neurologo Frank Lynn Mashberger del St. Jhon's Maedical Center Anderson in Indiana (USA) descrive minuziosamente le corrispondenze tra l'anatomia di un cervello umano e il dipinto di Michelangelo. 

 

         

Non è difficile trovare le similitudini con il cervello effettivamente. Chissà se era nella sua idea quando ha creato questo dipinto o è stato puro istinto creativo. Questo non lo sapremo mai, ma quello che a me interessa ora è che tutto il mio racconto ha un senso logico. Oddio, ce l'ha per me.

Dare vita, generare nuove idee, tenere aperte le vie di comunicazione tra la parte razionale del cervello e quella creativa. 

Scusate non volevo farvi un pippone sulle mie scoperte personali, ma voleva essere anche uno spunto di riflessione sul lasciarsi andare, sul lasciarsi contaminare, sull'essere folli come diceva il buon Steve Jobs, sull'essere strega!

Non diamoci limiti, sperimentiamo a più non posso e poi teniamo quello che ci serve per creare il nostro percorso personale.

In fin dei conti anche l'inizio di tutto, del big bang è stato una grande esplosione, un'energia che si è sprigionata e che ha fatto un gran botto, permettetemi il collegamento, una musica. Ecco quel piccolo esercizio sul pianoforte è stato il mio big bang.

Qual è stato il vostro?

Se mi vuoi scrivere ti chiedo la cortesia di compilare il modulo in fondo alla pagina che trovi qui 

                                     

 

Ringrazio Sonia Bertinat  per aver adottato questo post su #adotta1blogger 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tags: illustrazioni,

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