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Siamo esseri musicali. Il grembo materno come orchestra.

Chi di voi canta? Dico così... in casa, mentre cucinate o siete in macchina con i vostri bambini. Ok, mettetevi comode 5 minuti, intanto che leggete bevete un caffè perché questa volta mi sono messa di impegno. Ho scritto un lungo lungo articolo sull'importanza della musica e della voce della mamma nella relazione con i nostri bambini.

Premetto subito per tutti quelli che non mi conoscono che non ho una formazione musicale, sono “semplicemente” una mamma che ha istintivamente iniziato un viaggio musicale fin da quando ero in cinta della mia prima figlia.

Anzi per dir la verità in mio viaggio inizia ancora prima, quando io ero una bambina e ricordo ancora con grande emozione che dopo aver giocato tanto andavo in braccio alla mia mamma e lei cantava. In quel periodo i miei genitori cantavano tantissimo, ci trovavamo con amici a fare delle passeggiate e poi con la chitarra cantavamo, cantavamo tanto.

Sarà stato anche questo imprinting che mi ha fatto scaturire in modo del tutto naturale cantare per le mi bambine fin dalla gravidanza. Una delle mie canzoni preferite era vento sottile e così la sera prima di addormentarmi mi massaggiavo la pancia cantavo per lei.

E’ solo dopo, con la sua nascita che mi sono trovata con questo esserino tra le mani, le notti insonni i suoi pianti, che mi hanno riportato alla mente ancora quella dolce melodia. E cosi’ camminando nel corridoio avanti e indietro cantavo anche per un‘ ora consecutiva e così quelle parole diventavano sempre più mie sempre più sue. Così è nata la mia ninna nanna rivisitata di Vento Sottile

Ecco il video

 {youtube}https://www.youtube.com/watch?v=BuVlUhEpMwI{/youtube}

Prendendo spunto dal video e da tutto il suo significato simbolico, vorrei accompagnarvi in un piccolo viaggio musicale, partendo proprio da quando inostri bambini li abbiamo nella pancia e facendovi vedere quali e quanti stimoli possa innescare la musica.

Circa 15 anni fa inizia una maggior diffusione delle neuroscienze ed in particolar modo una rivista scientifica di settore Neuromusic unisce per la prima volta scienziati e musicisti con l’obbiettivo di studiare gli effetti della musica sul cervello.

Gli studi delle neuroscienze dimostrano come la musica e la voce della mamma ascoltata in gravidanza vengano riconosciute dal bambino subito fin dai primissimi attimi dopo la nascita.

Panizon, pediatra illuminato morto qualche anno fa, la definisce il grembo della mamma orchestra materna, che non smette mai di suonare per tutto il periodo della gravidanza.

L’orecchio inizia già a svilupparsi dal 45° giorno di gravidanza, in anticipo di 7 mesi e mezzo sull’occhio. I neuroscienziati, ci dicono inoltre che il sistema uditivo è fisicamente più vicino alle parti del cervello che regolano la vita e dove si sviluppano le sensazioni di dolore, di piacere ed altre emozioni importanti.

L’orecchio quindi percepisce le vibrazioni fisiche che arrivano attraverso il liquido amniotico, gli organi interni , le ossa del corpo della mamma che fanno da cassa di risonanza e le converte in segnali che poi nel cervello diventano sensazioni sonore.

La voce della mamma rappresenta già fin da subito quindi un ponte, una continuità dalla pancia della mamma al mondo esterno ancora sconosciuto.

Daniel Stern dice:

“ La madre si serve della sua voce come coperta con cui avvolgere il suo bambino”.

Quindi il bambino passa da una situazione intrauterina fatta di suoni , quando nasce “perde” il mondo sonoro del corpo della mamma. Ma se una mamma canta, se lo appoggia sul cuore (il battito del cuore è uno di quei suoni bianchi che essendo sempre presenti ti accorgi della sua mancanza solo quando non c’è più) aiuta il bambino a ricreare quella simbiosi che ha vissuto per 9 lunghi mesi.

Franco Fornari psicanalista ci dice anche che l’esperienza musicale intrauterina sia importante a tal punto che il bambino modella la propria suzione sul ritmo del cuore della madre. Ci dipinge questa esperienza motoria della poppata come una danza tra mamma e bambino.

Fornari afferma quindi che il significato inconscio della della musica corrisponde al significato inconscio della vita, che è dato dal recupero della situazione intrauterina (il paradiso perduto).

All’inizio la madre è quindi prevalentemente suono.

Parafrasando l’inizio del Vangelo secondo Giovanni, omologando “verbo” e “suono” e tra Dio e Madre, Fornari dice:

“il Verbo era presso Dio e Dio era il verbo”

“All’inizio era ilSuono e il Suono era la Madre, e la Madre era il Suono”.

Analizzando alcuni studi scientifici sulla percezione della musica nei neonati condotti, tra gli altri dalla Dott.ssa Maria Cristina Saccuman (qui trovate tutto il documento), si evidenzia come la musica sia un mezzo molto efficace per comunicare e suscitare emozioni tanto che potrebbe essere alla base dell’interesse dei neonati per il linguaggio.

Istintivamente le mamme parlano e modulano la voce con un tono cantilentnte dello “motherese” molto simile ad un canto.

I risultati di questi studi ci dicono che i neonati che ascoltano musica fuori dal grembo materno hanno un’attivazione molto simile a quella osservata negli adulti. Oltre alla corteccia uditiva si attivano altre aree temporali che codificano le melodie e i processi che legano suono e movimento e quindi, come dicevamo prima, si attivano strutture cerebrali sensibili a stimoli con forte contenuto emotivo. Tutto questo non succede se al bambino viene fatto sentire semplicemente un suono senza una melodia. Si registra che lo percepisce e lo sente, ma l’attività temporale risulta ridotta.

Lo studio ci dimostra come la capacità di percepire e godere della musica è importantissima nello sviluppo cognitivo ed emotivo perché esiste una predisposizione neurologica specifica.

L’apprendimento della parola, nasce dall’ascolto e dal desiderio del bambino di comunicare con gli adulti che si prendono cura di lui. Nascono le prime lallazioni, i vagiti, il pianto, i vocalizzi che piano piano diventeranno linguaggio, via via sempre più articolato e complesso.

Quindi cantare, raccontare filastrocche, ascoltare insieme musiche e cantarle all’interno della relazione con il nostro bambino non farà altro che stimolarlo sempre di più alla parola al movimento innescando via via sempre più maggiori connessioni neuronali e quindi competenze e abilità.

Cantare una ninna nanna al proprio bambino è una pratica molto antica che si tramanda fino ai giorni nostri.

E’ un momento molto intimo nella relazione mamma bambino, lo si accompagna verso il sonno quindi verso un momento di separazione.

Fermiamo solo per un istante la scena: una mamma che canta con in braccio il suo bambino.

Abbiamo detto finora quanti siano i vantaggi neurologici-relazionali per il bambino di vivere la voce della mamme. Ma c’è un altro tassello secondo me importantissimo che si inserisce in questo “quadro musicale”.

Poco tempo fa scrivevo questo articolo : "Luomo nero cammina nella mia testa" nel quale analizzavo l’importanza del “nero” nella musica.

Mi spiego meglio. Al di là di tutte le questioni di ritmo della ninannanna c’è un elemento che io stessa ho provato sulla mia pelle e dal quale nasce in parte Nel Buio c’è…

Avete mai pensato perché una mamma canta

“Ninna nanna ninna oh questo bimbo a chi lo do

“... lo darò alla befana, che lo tien ‘na settimana”;

“... lo darò all’uomo (... all’orso) nero che lo tiene un anno (... un mese/ un giorno) intero”;

Mi chiedevo: “Ma perché mai la ninna nanna dice ti darò all’uomo nero che ti tenga un mese intero”

Pensavo, meno male che il bambino ancora non capisce perché di fatto non sono parole rilassanti in un momento poi tanto delicato come quello dell’addormentamento.

Poi scopro che Garcia Lorca, descrive la tristezza delle ninnananne spagnole sostenendo che riflettono la delusione della vita di povere donne, per le quali i bambini sono una gioia ma anche un gran peso.

Ma se ci pensiamo bene anche il blues è nato con la schiavitù delle comunità di colore, che cantavano il loro dolore.

Mamme che cantano la loro fatica e che darebbero il loro bambino all’uomo nero, uomini “neri” che cantano il loro dolore…

Sì credo proprio, almeno per me è stato così, che per una mamma poter cantare usando anche parole un po’ “forti” sia un’auto terapia per cantare la propria fatica di notti insonni, di continue ripetute sveglie, pianti inconsolabili…. Stare sveglie e ninnare il proprio bambino cantando fa sentire anche noi mamme meno sole, in qualche modo è come se mentre coccoliamo e ninniamo il bambino coccoliamo noi stesse.

Direi che non è una robetta proprio da niente eh! Per me è stato fondamentale cantare!

Quindi non escluderei che un ambiente sonoro, musicale, non possa far bene che ad entrambi. Una mamma che può permettersi di cantare la sua fatica è una mamma più serena e quindi riesce a stare meglio nella relazione con il proprio bambino.

Cantare insieme, quando i bimbi sono più grandi può essere un modo anche molto semplice per intrattenere i lunghi pomeriggi piovosi o nervosi.

Come fare per creare un ambiente sonoro adeguato al nostro bambino?

Il documento di Nati per la Musica è molto esaustivo, lo trovate per esteso qui .

Ve ne riporto solo alcuni esempi:

- ridurre per quanto possibile rumori invasivi per esempio il sottofondo del televisore acceso.

- valorizzare il canto spontaneo del bambino ( di seguito troverete due video molto amatoriali di musica in famiglia).

- Mettere a disposizione del bambino molti oggetti sonori e favorirne l’esplorazione;

- Ascoltare musica e cantare insieme. Ogni mamma o adulto di riferimento può inventare una ninna nanna per il suo bambino adattandola con la propria fantasia alla situazione che stanno vivendo insieme. Non si deve creare nulla di straordinario, basta usare una melodia a noi nota e inventarci delle parole magari in rima anche se non hanno senso. Il bambino si divertirà tanto … e anche noi ve lo garantisco.

- Proporre varie musiche non solo quelle tipiche dell’infanzia (qui vi parlo della nostra esperienza al musical Cats anche con Lucia di 3 anni).

- Sollecita al canto battendo le mani usando anche piccoli strumenti musicali (anche improvvisati).

- Dialoga sempre con il tuo bambinio fin dai primi momenti di vita, quando lo allatti, quando gli dai la pappa, quando gli cambi il pannolino, anche quando ti devvi leggermente allontanare continua a parlargli o canticchia non ti vedrà ma continuerà a sentire la tua voce.

- Osserva le sue reazioni alla tua voce.

- Più tu canti più lui cercherà di ripetere.

- Canta anche non parole (cichi ci chi ci ciii….) il bambino piccolo memorizza più facilmente suoni piuttosto che sequenze di parole, man mano il bambino cresce aumenta la complessità delle parole e delle canzoni che gli proponi.

- Più voi restati “connessi” al bambino (guardandolo, cantando, valorizzandolo, stimolandolo) più lui avrà piacere di rispondere ai vostri stimoli sviluppando tutte le sue abilità.

{youtube}https://www.youtube.com/watch?v=Og5IXV7I7Ig{/youtube}

qui invece canto con le mie bimbe e la piccola Lucia nella pancia 

{youtube}https://www.youtube.com/watch?v=TO-4qFtUKpM&feature=youtu.be{/youtube}

Crescendo il bambino diventa via via sempre più competente e può continuare a “esercitare” questa sua abilità musicale per esempio all’interno di percorsi di musica d’insieme.

In questa interessante intervista Maria Majno ci spiega quanto sia importante per un bambino fare musica insieme ad altri che sia un coro o un’orchestra.

Fare musica insieme vuol dire non solo suonare il proprio strumento ma significa anche interagire con gli altri strumenti, quindi saper ascoltare l’altro senza prevaricarlo.

A tal proposito Daniel Barenboim dice che :

"Ogni volta che si suona, in un ensemble da camera o in un’orchestra, si devono fare nello stesso tempo due cose molto importanti. Una è esprimersi-altrimenti non si sta contribuendo all’esperienza musicale-l’altra è ascoltare gli altri musicisti, il che è indispensabile per fare musica...non basta eseguire benissimo la propria parte; se non si ascolta, il proprio suono può diventare così forte da coprire le altre parti, o così sommesso da non essere più udibile”.

Pensate quindi quale potente effetto e quali grandi insegnamenti può avere per un bambino suonare all’interno di un’orchestra.

Qui racconto la nostra piccola esperienza famigliare: quando un violino incontra un pianoforte.

Quindi cantiamo e suoniamo con i nostri bambini!!!!!!

Scarica il documento con alcune canzoni e filastrocche: Canzoni e filastrocche

Sitografia:

http://www.filastrocche.it

http://operababy.org

http://www.natiperlamusica.org

http://www.csbonlus.org

Bibliografia:

Daniel Barenboim "La musica sveglia il tempo" ed Feltrinelli

Franco Fornari " Psicoanalisi della musica" Ed Longanesi

Daniel Stern "Diario di un bambino" Ed Mondadori 

Ringrazio di cuore Arianna Orazi de: Il blog dei bonzi per aver adottato questo post in #adotta1blogger

 

Tags: musica,, strumentimusicale,, natiperlamusica, musicabambini, grembomaterno

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