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Essere mamma essere donna e il bisogno di realizzarsi. Non aver paura di ascoltare il silenzio e guardare nel buio.

 

                                          

Ok è giunto il momento, in uno spazio più calmo e intimo di rispondere a questa domanda che mi è stata fatta:"Arianna, leggendo il tuo blog mi ha colpito molto il punto in cui parli di un momento di svolta della tua vita , nel quale hai deciso di lasciarti andare ed esprimerti tramite i tuoi progetti"

 

R: I 40 anni sono stati la svolta. Mi sono detta “cos’ho da perdere?” Potete leggere il resto dell’intervista qui.

Esatto i 40 anni … e la paura di morire.

40 anni sono una svolta, si cresce, non sei più negli enta ma negli anta. Cazzo, cambia radicalmente le cose!

Non sono bastate 3 figlie per farmi capire che sto crescendo/invecchiando, non sono state sufficienti le persone a me care che sono mancate per farmi riflettere così profondamente sulla morte. Ho dovuto fare questo passo per capire! Vi assicuro, se avete 39 anni, non è la stessa cosa.

I 40 anni, all’inizio, mi hanno messo paura. Lo devo proprio ammettere. Mi è presa proprio male!

Poi mi sono detta : ho due possibilità o mi piango addosso finchè campo oppure inizio a fare cose che non mi sono mai concessa prima. Ma che diavolo ho da perdere?

Ho scelto la seconda. 

Il 10 gennaio 2016 muore Davide Bowie.

Non sono mai stata una sua grande fan, però in rete girava questo scritto di Luigina Pinca dedicato a lui che mi ha colpito molto:

                                  “So che mancano pochi mesi alla fine della mia esperienza terrena...

                            Cosa faccio? Mi dispero, entro in depressione, rifiuto l’idea della morte e faccio finta che la malattia non esiste?

                            Oppure decido di vincere la morte. lo decido con l’anima, perché solo l’anima ed il cuore mi danno

                            l’ispirazione per comporre musica come ho fatto per 50 anni…

                           Faccio brevemente i conti e, da quanto mi dicono i dottori, riesco a prevedere con uno scarto minimo la data del mio decesso e fisso l’uscita del mio nuovo ed ultimo lavoro per l’8 gennaio 2016, il giorno in cui compirò 69 anni.

Lavoro giorno e notte, ho tempo per comporre, per perfezionare, per interpretare, per registrare in studio e per fare i video… lo faccio il prima possibile perché non voglio che dal mio volto si possa intravedere la morte che, beffarda, sta falciando nel mio corpo senza che io possa difendermi..

Ma io ti sfido, morte…. cazzo se non ti sfido!!!

Ho sfidato e vinto il mondo bigotto degli anni 70 con la fierezza dell’ambiguità… ho amato uomini e donne, sono stato uomo, donna, alieno, e, alla fine, un corpo celeste.

Cosa puoi, tu, morte contro la mia eternità, la mia genialità, la mia follia, la mia creatività, la mia musica che vivrà per sempre?

Io sono Lazzaro, dilaniato dalle cicatrici, morirò nel corpo, ma vivrò in eterno attraverso la mia musica!.

Ho vissuto abbastanza per ricevere gli auguri di buon compleanno al quale pensavo di non arrivare, per vedere pubblicato il mio album… sono sopravvissuto all’8 gennaio… e tu, mia cara assassina, hai perso!

Pensa solo che, se tu non avessi bussato alla mia porta, le mie opere sarebbero state 24, fossi riuscito anche a campare 100 anni, e invece, grazie a te, sono 25!!!

“Sai,…io sarò libero proprio come un uccello”

 

Grazie al cielo io non sono malata, ma da qui in avanti voglio liberare tutte le mie idee che troppo a lungo ho tenuto rinchiuse nella mia testa e finche sarò capace di dargli voce e trasformarle in progetti, anche i più assurdi i più folli, allora sì avrò vinto.

Un tatuaggio a 42 anni, mai sentito così tanto come in questo momento, per sottolineare con forza “che le mie idee si possono trasformare in uccelli, escano dalle mie dita e possano volare libere nell’aria”.

Sono mamma ma sono anche donna. Ho realizzato una parte di me stessa con la loro nascita ora però ho bisogno di dare vita ad altri progetti/figli (ne parlo anche qui).

Sto imparando che è importante tracciare delle linee che mettano in relazioni le varie parti di me e non lasciare che siano pianeti fluttuanti scollegati tra loro. E’ quello che cerco di fare anche qui nel mio piccolo blog, trovare delle connessioni.

Ho scoperto che tutto quello che sono e che ho fatto nella vita ha un senso ed è tutto collegato. Posso farmi forza delle mie esperienze passate alle quali non ho mai dato tanto credito e farle diventare dei cavalli di battaglia. Posso permettermi di dargli voce.

Questo è quello che intendo per vincere sulla morte.

In fin dei conti la morte è buia è nera come sono buie e nere a volte delle nostre parti. Le lasciamo lì non le ascoltiamo, le lasciamo silenziose, le ignoriamo o più semplicemente non ci fidiamo abbastanza di loro e le lasciamo morire.

E io mi sono rotta i coglioni di questo mio modo di fare. “Basta dai Ari e datte nà mossa!!!! Che diavolo hai da perdere?”

Valà scomodiamo anche Freud per l’occasione. Nel suo libro ”Introduzione alla psicoanalisi” Freud suggerisce l’idea di un conflitto tra una pulsione all’autorealizzazione di sé, pulsione di vita incarnata dalla figura di Eros e una tensione (auto)distruttiva, simbolizzata da Thanatos dio della morte. 

Io scelgo il piacere della vita. 

Avevo già scritto qui quanto per me sia importante camminare e ascoltare il silenzio e far nascere idee nuove. Credo che si debba ascoltare il silenzio, guardare il nero più nero dentro di noi ma dargli la voce, cantare la propria canzone, far volare le proprie idee.

Vi voglio lasciare con questa canzone meravigliosa che inizia così: 

"Ciao, oscurità, vecchia amica 

sono qui per parlarti di nuovo..."  

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                                                                  Sono una strega ... ma non mangio i bambini.

 

 

 

 

 

 

Tags: donna,, 40anni,

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