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L'uomo nero cammina nella mia testa. Considerazioni sull'uso della musica nella creatività artistica.

Nuovo corso, nuove scoperte. O meglio nuovo corso nuove possibilità di riscoprirsi.

Questa volta vi parlo del bellissimo corso fatto con la favolosa Anna Castagnoli c/o lo Spazio bk.

 

Titolo del corso: Corso di illustarzione per debuttanti.

Facciamo un passo indietro. Avevo scritto qualche tempo fa un post dal titolo alquanto bizzarro: Sono una strega ma non mangio i bambini, dove parlavo della meravigliosa scoperta fatta durante il corso con Oscar Sabini.

In quell’articolo parlavo di come un piccolo esercizio al pianoforte mi avesse profondamente ispirata.

Rimetto il video così capite meglio.

 

E’ un esercizio veramente banale a nessuno probabilmente dirà nulla di speciale. Che vi devo dire, dopo averlo suonato ho avuto una visione. No no aspettate, non ho visto né la madonna né tutti i santi del paradiso ma una sono entrata dentro una storia.

Questa volta stavo guidando, la mia mente vagava, la musica appena suonata mi risuonava nella testa. Ad un tratto, lenta come una danza, la vedo. Un’intera storia, lì davanti a me fatta e finita della prima nota all’ultima. Insomma, io ferma al semaforo in macchina e… mi sono fatta un film, forse anche una canna, no scherzo dai, mi sono fatta solo un film, il mio film.

La nota di inizio è il nero o meglio l’uomo nero.

Qui sotto vi lascio il video dello stesso pezzo da cui è tratto il mio esercizio. E’ una sonata di Gyorgy Kurtag

Non fate finta di averlo ascoltato. Resistete almeno i primi 30 secondi daiiii!!!!

La vostra reazione? Fatemi vedere la vostra faccia?

Allora o state ridendo a crepapelle o abbandonate la lettura.

Eh lo so siamo tutti un po’ “suonati” qui, giusto per stare in tema musicale ;)

Inquietante? Ve l’ho messo giusto per farvi capire il personaggio che ha scritto il piccolo esercizio che mi ha folgorato.

Potete ben immaginare l’emozione e la sorpresa quando Anna mi ha dato la poesia di Matsuo Basho. La mia testa si è mentalmente collegata a queste due piccole righe che vi riporto qui sotto: 

Languore d'inverno:

Nel mondo di un solo colore

Il suono del vento.

Taaaaac un’altra visione.

Mi è partita una tachicardia talmente forte che a momenti ondeggio. Ho trattenuto a fatica le lacrime perché… echecazzo, non facciamoci sempre riconoscere.

Sta di fatto che l’uomo che avevo immaginato con la musica ora lo immaginavo con la poesia.

Eccolo lì, ancora lui, torna a trovarmi dopo un più di un anno.

Ho portato timidamente ad Anna la mia idea, le è piaciuta, mi ha detto “ brava mi emoziona!”. Ok allora sono sulla strada giusta, sapere che emoziona è già buono; mi sono così messa al lavoro, avevo un' immagine chiara nella mia mente e volevo arrivare lì.

Io ringrazio di cuore Anna per avermi lasciato andare libera sulla mia idea anche nel momento in cui le ho mostrato il fondo così nero e scuro, per il momento è solo una tavola per me. Quando la preparerò per il libro, beh lì allora farò tanti e tanti ragionamenti.

Per la prima volta in vita mia sono riuscita a disegnare la stessa immagine che avevo nella mia mente.

L’uomo nero per antonomasia rappresenta l’uomo delle tenebre, cattivo, non ben definito, rapisce i bambini.

A lui è dedicata anche una parte della classica ninna nanna

“Ninna nanna ninna oh questa bimba a chi la do,

la darò all’uomo nero che la tenga un mese intero”.

Riflettendoci bene queste parole non è che sono proprio rilassanti per un bambino. E’ anche vero che il bambino non ne coglie ancora il senso. Proviamo quindi a cambiare prospettiva, mettiamoci nei panni di una mamma affaticata, triste che canta.

Garcia Lorca, descrive la tristezza delle ninnananne spagnole sostenendo che riflettono la delusione della vita di povere donne, per le quali i bambini sono una gioia ma anche un gran peso.

Ma se ci pensiamo bene anche il blues è nato con la schiavitù delle comunità di colore, che cantavano il loro dolore.

Mamme che cantano la loro fatica e che darebbero il loro bambino all’uomo nero, uomini “neri” che cantano il loro dolore…

Daniel Barenboim dice dice:

           “ la musica è lo specchio della vita:entrambe cominciano dal nulla e finiscono nel nulla”.

        Se un suono non è sostenuto precipita nel silenzio. Il musicista che produce un suono lo porta nel mondo      fisico. Se non applica energia il suono morirà. Ogni sigola nota ha un suo tempo di vita, che non è infinito. La terminologia è chiara: la nota muore.”

In un certo senso, suonando si è a diretto contatto con l’atemporalità”.

Cercando di tessere un legame tra questi ragionamenti potrei dire che se una mamma non canta il suo dolore la sua fatica il suo nero lei “muore”, così come potrebbero “morire” metaforicamente gli uomini neri nei campi di cotone.

Per cui l’uomo nero non è colui che porta la morte, l’uomo nero è colui che piange il suo dolore e piangendo crea note, piccole gocce bagante che scivolano sulle guance entrano nella bocca e si trasformano in musica.

Il mio uomo nero è questo.

Il mio uomo nero piange. Il pianto scioglie un’emozione a lungo trattenuta, alla quale se non si fosse data energia, avrebbe portato al silenzio, alla “morte”.

Spero che sia chiaro che non intendo una morte fisica, ma una morte emotiva, un inaridimento emozionale che non permette trasformazione. Non permettere che germogli una nuova emozione che dia vita a nuovi pensieri a nuove prospettive.

E così dopo aver pianto, il mio uomo nero inizia un viaggio musicale dentro di sé.  Non vi racconto come prosegue la storia, se no poi vi svelo troppo e non comprate più il mio libro.wink

Concludo solo dicendo che il nero che ognuno di noi ha dentro, a volte ci spaventa, ci preoccupa, cerchiamo di ignorarlo e di non ascoltarlo. Se gli permettiamo di far uscire la sua musica, forse, scopriremo tante cose che ignoriamo di noi.

 

 Sono belli i tavoli creativi!!!

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Tags: musica,, uomonero, annacastagnoli, creativita, poesia

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