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foto Pixabay

Quando gli adolescenti uccidono i genitori. Allearci con i nostri figli, trasformare lo scontro in un incontro.

di Arianna Techel

Qualche settimana fa la cronaca ci ha raccontato il raccapricciante atto di violenza di un figlio (e di un suo complice) verso i genitori, madre e padre uccisi con l’ascia. 

Ma questo è solo l’ultimo caso di una lista che vede tra gli altri Pietro Maso, Erika e Omar… uniti tutti dalla ricerca di un’ illusoria vita di felicità e ricchezza.

Ogni genitore probabilmente pensa: “no mio figlio mai!”, ma da mamma mi interrogo molto sul perché questi figli decidano di uccidere in modo così efferato chi ha dato loro la vita.

Ho avuto l’opportunità di parlare a lungo con alcuni psicoterapeuti che si occupano di ragazzi e adolescenti e ho cercato di tessere un filo rosso tra tutte le immagini che ho portato con me e con le quali spero di potervi raccontare una storia che ci possa aiutare a crescere bene i nostri figli.

L’adolescente è alla ricerca della sua identità, sta lasciando l’infanzia con i suoi vincoli ma anche con i suoi privilegi, per navigare verso la tanto desiderata autonomia che tuttavia porta inevitabilmente con sé incertezza, senso di solitudine e di mancanza. Proprio per difendersi da questi sentimenti spesso fantasie di essere onnipotente rappresentano un rifugio “sicuro”... e quindi:

“io posso, io voglio tutto e subito, è solo la mia voce quella che conta”.

Per noi genitori spesso è difficile il rapporto con questa parte intransigente e non di rado reagiamo contrapponendo altrettanta intransigenza, certi che la nostra sia la voce giusta. Ma così come può nascere un incontro? In ciascuno di noi ci sono dei pieni e dei vuoti e per noi adulti forse è un po’ più facile essere sinceri con noi stessi.

La parola sincero porta impressa in sé l’immagine del sine-cera dei latini. Nell’antica Roma, quando gli scultori realizzavano le loro opere in marmo, usavano riempire i buchi che talvolta si creavano, rendendole “meno belle”, con pezzi di cera. Col tempo però la cera si scioglieva, lasciando la scultura sine-cera, sincera.

Come aiutare i nostri figli a non aver paura della sincerità e ad accettare i loro buchi e quindi abbassare la difesa dell’onnipotenza?

Un compito a volte arduo anche per noi genitori, perché noi stessi, a volte, siamo alle prese con i nostri buchi perchè ci scontriamo tutti con una realtà che non è fatta di un piacere ininterrotto, continuo e senza limiti (come per esempio quello che può offrire la droga), ma dobbiamo aiutarli a scoprire la mancanza e accettare di potersi sentire tristi perché non si può avere tutto e subito.

Permettersi quindi di sentire un vuoto dentro di sé, di accogliere bonariamente i propri buchi offre la possibilità di accogliere anche i buchi del mondo. Come noi il mondo non è tutto buono o tutto cattivo; così come i genitori non sono o tutti buoni o tutti cattivi. Che forse il nostro ruolo si quello di aiutare i nostri ragazzi a tracciare dei collegamenti tra pieno e vuoto, tra buono e cattivo dentro di noi e col mondo – collegamenti dinamici, in continuo movimento ma che tengono legami?

La favola di Pinocchio ci offre oggi lo spunto per analizzare una dinamica che sta alla base della strutturazione della personalità di un adolescente.

Mastro Geppetto da vita al burattino di legno e come ogni genitore amorevole, cerca faticosamente di dare il meglio al proprio figlio vende la sua giacca per poter comprare l’abecedario ma Pinocchio non ci penserà due volte a rivenderlo per poter vedere lo spettacolo dei burattini. In un soffio il piacere del io posso io voglio, sovrasta e annienta la fatica del povero papà.

pinocchio_lucignolo_burattini

Allo stesso modo i genitori lavorano sodo per garantire il benessere della famiglia e dei figli facendo spesso molti sacrifici per poter donare ai propri ragazzi tutti quei beni preziosi che gli adolescenti reputano fondamentali per la crescita:

se hai = sei.

Renè Girard definisce questa Identità Mimetica ovvero desiderare il desiderio dell’altro, desiderare ciò che la pubblicità, i testimonial e lo spettacolo suscitano in loro, cioè il voler essere ricchi e felici come i loro idoli di riferimento.

L’adolescente vive un periodo molto complesso dove il suo corpo cambia, si sente brutto, sgraziato non si riconosce, vive quello che viene definito  senso della vergogna del proprio corpo. Spera così indossando vestiti pregiati e comprando oggetti preziosi come i suoi idoli, ti tappare illusoriamente quei buchi forse un po’ dolorosi e di poter vivere belli e felici come i coetanei o testimonial famosi ed ottenere così la loro stessa felicità.

pinocchio_asino   pinocchio_asino_due

 

                                                                                        illustrazione di Chiostri 1901

Pinocchio  seguendo Lucignolo nel paese dei Balocchi vuole ottenere la pura felicità e spensieratezza, peccato però poi scoprire il rovescio della medaglia, restare cioè intrappolati per sempre nel corpo di un asino. Un corpo che rappresenta la sua parte più istintiva e animale dove viene completamente scissa, dimenticata e censurata la propria parte etica e morale.

Ritornando così all’equazione: se hai = sei.

Aiutare i nostri figli ad abbandonare la difesa-rifugio dell’onnipotenza, dove la solitudine e la mancanza non entrano, gli  possiamo forse permettere di tener vivo il buono dell’oggetto (papà Geppetto che si vende la giacca per comprare un libro per istruire il figlio) scoprendo che questo è l’unico modo per tener vivo anche il buono dentro di sé.

pinocchio e grillo parlante   pinocchio piange sulla tomba 

                                                                        Pinocchio piange sulla tomba della bambina morta (Chiostri 1901) 

E noi genitore cosa possiamo fare quando ci sentiamo rifiutati dall’intransigenza di un figlio che grida “è solo la mia voce quella che conta?”

Probabilmente la risposta sta nell’empatia, sintonzzarsi cioè sulla stessa lunghezza d’onda dei figli. In Pinocchio solo grazie al grillo parlante (la sua coscienza) e la fata turchina, che muore per essere stata abbandonata dal suo fratellino (Pinocchio) rappresentano simbolicamente due genitori inizialmente poco ascoltati ma che consentono al burattino di percepire la loro tristezza di fronte ai suoi comportamenti permettendogli così di percepire la sua tristezza di restare solo e abbandonato.

Solo dopo aver vissuto emapitcamente questa esperienza di dolore per aver distrutto l’oggetto d’amore Pinocchio potrà tornare sui suoi passi e riconoscere il buono che il genitore gli ha dato e quindi partire alla ricerca di Geppetto.

Questi giovani che uccidono i propri genitori purtroppo restano intrappolati nella loro solitudine, soli con la loro illusione di onnipotenza incapace di gestire la frustrazione del no o dell’attesa. Probabilmente non c’è stata una parte buona di fata turchina o grillo parlante che gli abbia parlato o se anche una piccola vocina si fosse presentificata questi ragazzi  hanno deciso di non ascoltarla.

Pinocchio invece, andando alla ricerca di Geppetto nella pancia della balena salverà il padre ma riuscirà a salvare anche se’ stesso.

geppetto e pinocchio

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Tags: famiglia,, favole,, adolescenti

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